La libertà d’espressione secondo Cinepizza

Cinepizza nasce dall’unione di cinque persone con la passione per il disegno, il mondo dell’animazione e la creatività. Abbiamo deciso di intervistarli per sapere la loro opinione sulla libertà di espressione  nel loro settore che vige nel nostro paese.

Come vive Cinepizza il tema della libertà di espressione?

La libertà di espressione è sempre stata la base su cui si sviluppa l’universo artistico. Basti pensare a come il linguaggio impressionista abbia cambiato radicalmente il modo di concepire la pittura. Libertà di espressione non è solo “essere liberi di esternare il proprio mondo interiore, le proprie idee”, ma anche innovazione.

La società di oggi è realmente libera di esprimersi?

In realtà nella società di oggi, dove ciò che vince è il “marchio” – venerato dal mercato, in quanto fonte di guadagno sicuro – la libertà di espressione tende ad avere difficoltà a svilupparsi. Finisce così molto spesso con l’impantanarsi in vecchi schemi stilistici che dovrebbero fungere da fonte di ispirazione e non da salvagente del linguaggio artistico odierno. Il risultato è un processo creativo stanco e rallentato.

Per quanto riguarda il mondo dell’animazione, qual è la situazione?

Tutto ciò avviene anche nel mondo dell’animazione. Inoltre, nel nostro Paese, questo settore fa fatica a svilupparsi e a trovare una sua propria connotazione e la situazione assume tratti alienanti: nei grandi progetti gli artisti-animatori non hanno modo di poter sperimentare nuove forme espressive, essendo così costretti in piccole produzioni. Qui si cerca di esternare tanto nei contenuti, quanto nello stile  il proprio pensiero e la propria identità artistica. Cinepizza si inserisce in questo contesto.

Parliamo un po’ del metodo di lavoro nel campo dell’animazione

A differenza dal lavoro artistico individuale, nel mondo dell’animazione il processo artistico non è univoco, ma bensì la somma delle idee di ogni persona coinvolta: la libertà espressiva si manifesta come una mescolanza di molteplici modi di pensare. Questo iter, che ad una prima analisi sembra schiacciare la libertà espressiva di ciascun artista coinvolto, è invece un metodo che allarga gli orizzonti creativi, dando vita ad un linguaggio nuovo e ad un modo di esprimersi sempre diverso.

Secondo voi quali sono i meccanismi che rendono sconosciuto un capolavoro d’animazione, mentre fanno sì che un prodotto scarso e privo di spessore sia un successo mondiale?

L’opinione del pubblico è senza dubbio ciò che determina la buona riuscita di un film, ma il più delle volte non è detto che determini l’effettiva valenza tecnica del prodotto. In generale, la scelta di un film è questione di gusto e questo è, a sua volta, basato su molteplici fattori socio-culturali.

Tutto filerebbe liscio se si fosse sviluppato negli anni un raffinato senso di consapevolezza che influisca sulla cultura di un popolo e di conseguenza sul gusto del popolo stesso. Bisogna ammettere però che al giorno d’oggi, in Italia come all’estero, si da poco peso a sviluppare una cultura cinematografica. Il risultato è una marcia verso la superficialità, verso un linguaggio povero, verso il cinema come fabbrica del prodotto che vende meglio, piuttosto che un cinema come espressione artistica, un cinema per tutti, grandi e piccini, ma pieno di contenuti, un cinema che stimoli l’intelletto e che comunichi qualcosa.

Che ruolo hanno gli Stati Uniti ed il Giappone in tutto questo?

Nel cinema odierno -e quindi anche nell’animazione- è stata Hollywood a dettar legge sul linguaggio cinematografico. Al giorno d’oggi ciò si riflette nel plasmare i gusti del pubblico, facendogli scegliere determinati film invece di altri. L’America ha piantato per prima la bandiera sul pianeta dei cartoni animati e negli anni è riuscita a sviluppare un settore solido e prolifico. In maniera ancora più potente l’animazione si è sviluppata in Giappone e si è diffusa, dalla fine degli anni ’70, nel resto del mondo.

Tutt’ora America e Giappone sono indubbiamente i protagonisti del mercato dell’animazione, quelli che riescono ad avere i favori del grande pubblico. Tuttavia, anche in Europa possiamo annoverare alcuni prodotti di elevata qualità stilistica e narrativa, provenienti soprattuto dalla Francia. La vera domanda però è: cosa attira di più il pubblico a scegliere un film Disney rispetto ad uno francese? La pubblicità. Non importa quali siano i fattori determinanti il gusto individuale, quando entra in gioco la pubblicità a vincere è l’operazione di marketing svolta prima dell’uscita di un film. Questo è ancora più vero nel settore dell’animazione dove i prodotti sono destinati ai bambini, le prime vittime dell’ignorante consumismo.

Finché si penserà agli studi di animazione come ad imprese e ai film come prodotti da vendere, allora si comprenderà anche come sia fondamentale pubblicizzarli affinché le persone li acquistino.

Analizzando il fenomeno, si può evincere come al giorno d’oggi la pubblicità si concentri nel promuovere i progetti più deboli, invogliando il pubblico a saggiare quei prodotti che hanno più bisogno di essere spinti. La risultante sarà una buona riuscita di quel film, nonostante la qualità tecnica sia più scadente rispetto ad altri film più validi usciti nello stesso periodo.

Perché secondo voi gli adulti dovrebbero affacciarsi al mondo dell’animazione?

Il cinema nella sua totalità e quindi anche quello d’animazione, è l’arte di far sognare. In un momento storico come questo, c’è davvero bisogno della forza dei grandi sogni.

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