Sarri, Mancini, e l’ora di educazione fisica.

Ieri ho visto Napoli – Inter, partita decisamente bruttina vinta da una squadra presa più o meno a pallonate fino a pochi istanti prima del tiro da fuori di Jovetic. Dopodiché, convinto che anche oggi avrei visto nella mia news-feed di Facebook accesi confronti tra gli amanti del tiki-taka e i sostenitori del calcio concreto in cui i risultati vengono prima del bel giuoco, sono andato a dormire giacché stamani dovevo alzarmi all’alba.

Aperto quest’oggi Facebook, mi rendo conto che nessuno sta parlando del fatto che una squadra mediocre si trovi in semifinale di Coppa Italia e al terzo posto per un miracolo che farebbe impallidire il più fervente discepolo di San Gennaro, ma il popolo della rete è diviso su uno scontro dialettico di cui non sono bene informato.

Dopo pochi istanti e un’opportuna ricerca di quanto avvenuto nel post-partita, con rinnovato stupore, realizzo che a scontrarsi non sono stati novelli Gorgia e Protagora, bensì il verbale singolar tenzone tra i due allenatori è stato caratterizzato da infamanti “tu sei un vecchio cazzone” a cui non si è fatta attendere la pungente risposta “e tu un frocio e finocchio”.  Secondo altre ricostruzioni l’ordine degli endecasillabi sarebbe invertito, ma ciò non inficia l’innegabile poesia di questi versi. Sebbene abbia cercato approfonditamente sul web, pare non ci sia traccia di alcun “marameo”. Sicuramente sarà sfuggito, come deve esser sfuggito agli attenti osservatori la goccia che ha fatto perdere le staffe a Mancini per il quale in seguito è stato espulso: “specchio riflesso”.

Nonostante la puerilità della vicenda pensavo si commentasse da sé, anche oggi la gente (con un indefinito numero di g) si sente in diritto di dire la propria opinione assurgendola a verità universale e necessaria.  Da un lato ci sono gli “indignati” pro-Mancini che vorrebbero una condanna esemplare per questo atto (reiterato per altro) di omofobia. Dall’altro ci sono “passionali” pro-Sarri che giustificano la cosa con un normale insulto in trans-agonista e attaccano il tecnico jesino per aver strumentalizzato la vicenda in modo da destabilizzare l’ambiente di una diretta concorrente al terzo posto.

Premesso che Mancini non sarebbe nuovo a vincere scudetti arrivando terzo per vicissitudini extra-campo, mi è subito venuta in mente il vecchio adagio che lessi per la prima volta da giovine nel capolavoro di Alan Moore: “who watches the Watchmen?”, ovvero “chi controlla i controllori?” Ed ecco che, come d’incanto, nella mia mente assurge con una dissolvenza in stile Windows Movie Maker la testona paffuta di Carlo Tavecchio, che con un sorriso da intellettuale ottocentesco bofonchia

Basta con queste quattro lesbiche!

Superato il momento di soprassalto (non so voi ma vivo nella speranza che in sogno mi compaia Emma Stone e non l’attuale presidente di Lega), realizzo quindi immediatamente che la vicenda finirà a tarallucci e vino e, qualora non fosse così, allora sì che sarebbe grave perché si farebbero figli e figliastri nel giudicare passabili le gaffes del presidente di Lega (sul suolo nazionale quanto meno) mentre condannabili quelle di Maurizio Sarri.

Tuttavia, il dialogo con amici e conoscenti delle due sopracitate fazioni si fa sempre più acceso il che mi spinge a interrogarmi se una delle due abbia ragione a prescindere da come dovesse andare a finire. La vicenda non è lineare come appare ai due gruppi di bimbi che si litigano le attenzioni della maestra. Personalmente mi ritengo, nel mio piccolo, un fermo combattente di ogni forma di razzismo, omofobia inclusa (ovviamente, ma repetita iuvant). Sono fermamente convinto che nel 2016 sia assurdo discriminare qualcuno sul colore della pelle o sulle sue preferenze sessuali quando invece non si fa niente per perseguire quelli che odiano Star Wars.

Apparentemente, la cosa dovrebbe farmi simpatizzare per Mancini e per la sua battaglia per combattere l’omofobia nel calcio. Tuttavia, se c’è una cosa in cui credo ancor più fortemente è la libertà del singolo di dire/fare quello che gli pare con la consapevolezza che ad ogni azione corrisponde reazione (non necessariamente uguale e contraria) e sarà giudicato di conseguenza. Su questa linea trovai grandioso il famoso gesto di Dani Alves che rispose al tifoso che gli lanciò in campo una banana per sottolineare le fattezze scimmiesche del mulatto difensore, raccogliendola e mangiandosela. Far passare questi comportamenti e questi individui per dei trogloditi dovrebbe essere una punizione più che sufficiente: al resto ci dovrebbe pensare Charles Darwin.

Inoltre, penso sia pericolosissimo, punire qualcuno per una propria (sbagliata) opinione personale perché sottile è il confine su cosa sia poi giusto punire e cosa no. I tifosi da tastiera infatti sono pronti a gioire a suon di “po, po, po, po, po, po, po” quando Materazzi da della peripatetica alla signora Zidane, ma si scandalizzano per un “ricchione”? Perché Sarri è da condannare e Materazzi no?  Non è già chiaro così che sia stato un assai poco sveglio sempliciotto che ha parlato a sproposito? E, ammesso (come non credo) che Sarri sia davvero omofobo, se per il sistema italiano la pena deve essere sì commisurata al delitto, ma al fine di educare il detenuto, pensate davvero che un bifolco inizi ad andare a cena con un gay e capire le sofferenze che quotidianamente questi patiscono sul lavoro grazie a una squalifica? Spoiler: No, anzi.

E poi c’è Mancini. Uno che quando qualche tempo fa il suo amico e attuale allenatore del Milan Sinisa Mihajlovic diede in allenamento del “negro” a Patrick Vieira disse:

“Sinisa e Vieira sono due ragazzi intelligenti, credo che possano superare tutte le tensioni e finirla. Nel corso di una partita l’agonismo esasperato può portare a momenti di tensione e grande nervosismo, ma credo che qualche insulto ci possa stare: l’importante è che finisca lì.”

Roberto che succede? Quando si trattava dei tuoi giocatori “negro” non era un’ingiuria razzista ma un colorito epiteto tra giocherelloni e ora fai il muso lungo per un “finocchio”? Delle due l’una, o pensi che i “negri” facciano bene a essere insultati e i “froci” no, oppure forse ci stai marciando un po’ sopra. Forse, stai davvero cercando di destabilizzare un ambiente rivale. Forse, stai davvero cercando di vincere fuori dal campo l’ennesima battaglia. Forse, vuoi davvero che la gente non si accorga che sei un allenatore mediocre capace di perdere un campionato in Turchia con Sneijder e Drogba laddove gli avversari schieravano metalmeccanici ed ex-narcos, vincitore in Inghilterra di un trofeo perso a pari punti per differenza reti dallo United in zona cesarini (che tra nuovi ingaggi e cartellini valeva meno del tuo City), e in Italia di coccardine attaccateti dalla procura federale.

Per finire c’è la considerazione sui valori che trasmette questo sport. Gli allenatori sono esempio per centinaia di migliaia di ragazzi che si identifichino ad ogni calcio tirato a un pallone sporco di fango con i propri miti. Per questo, coerentemente con quanto detto prima, credo che ogni forma di razzismo vada condannata e fatta passare per bestiale ignoranza e come tale trattata. Ma non con ridicole punizioni a più o meno colpevoli capri espiatori o con esemplari condanne che puniscano uno per educarne cento, quanto piuttosto col tirare indietro ai razzisti le “banane” e i “finocchi” che buttano sul rettangolo verde di gioco ignorandoli e facendo sì che tutti si rendano conto chi merita disprezzo. Punizioni severe invece andrebbero pensate per allenatori, procuratori, compagni di squadra che, tutt’oggi impuniti, pur non dicendo “frocio”, ben si guardano dal volere in squadra un talentuoso ragazzino gay. Quella è, secondo me, la vera discriminazione da combattere più che l’invettiva di un paesanotto a cui è andato il sangue al cervello.

Parimenti però, per gli stessi valori che vanno trasmessi, vanno condannati anche tutti gli atteggiamenti antisportivi di chi cerca di vincere non facendo sudare la maglia e preparando meglio la partita dell’avversario ma cogliendolo in castagna davanti alle telecamere. Di chi mette a nudo le ingenuità di un rivale non perché salito in ritardo sul fuorigioco, ma perché si è lasciato andare in un raptus una parola di troppo. Di chi pretende il pugno duro solo quando e come gli fa comodo e si nasconde quando il popolo realizza che il “re è nudo”. Perché, caro Roberto, ti ricordo che la Lega Calcio  prevede il cartellino rosso per la bestemmia e non mi pare che tu abbia mai difeso l’universo cattolico quando i tuoi (come molti altri) giocatori citano il calendario dell’avvento manco fosse un bestiario mitologico. Chi chiede scusa a Bergoglio adesso?

Come al solito, le due fazioni, hanno in parte ragione entrambe, peccato che siano troppo preoccupate dal convincere gli altri di avere ragione loro. Speriamo che la campanella suoni presto e la maestra ricominci a spiegare cosa siano le diagonali difensive presto.

Adrian Veidt

Nato da genitori immigrati negli Stati Uniti, presto rimane orfano ed entra in possesso di una cospicua eredità. A 17 anni, però, devolve tutto in beneficenza, convinto che la sua incredibile intelligenza e forza di volontà, e non le ricchezze, siano tutto ciò di cui ha bisogno per fare strada nella vita.

Ossessionato dalla figura di Alessandro Magno e dai faraoni, Veidt intraprende un viaggio di auto-scoperta sulle tracce del condottiero, attraversando il mar Mediterraneo, l'Asia Minore e la Persia.

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