Ezio Bosso è, orgogliosamente, un coglione.

Dimentica chi sta parlando e analizza solo quello che uno dice

Hermann Einstein al figlio Albert.

Non conoscevo, come in Italia praticamente chiunque ora ne parli, chi fosse Ezio Bosso prima che Sanremo lo portasse alla ribalta. In poche ore i suoi status sono passati da qualche centinaia di likes dei fans affezionati ai migliaia del popolo italiano commosso davanti alla performance del musicista affetto dal 2011 da SLA.

Dopo aver ascoltato la sua musica tutto il giorno, posso dire che mi piace molto e quindi, visto l’indubbio talento, il fatto che Sanremo abbia aiutato l’artista farsi conoscere è sicuramente una cosa positiva.

La cosa che però più mi spaventa è come questo successo improvviso possa essere dovuto più alla malattia del musicista che alla sua musica. Non credete che a lui stesso infastidirebbe sentirsi apprezzato per la sua disabilità anziché per la sua straordinaria arte?

Diventa ancor più grave se, a ben guardare, ci si accorge che molte di queste persone, non solo normalmente schiferebbe questo genere di musica, ma inoltre coltivano ideali razzisti e omofobi; come se apprezzare un disabile fosse uno scudo sufficiente alle critiche di insensibilità su ogni altra tematica sociale. L’ipocrisia di chi attacca l’omosessualità, discrimina le donne sul lavoro, considera intellettualmente inferiori le persone di colore, ma poi si convince di essere una persona sensibile perché si auto-commuove per aver visto un disabile suonare divinamente, non è diversa della redenzione che i mafiosi cercano ogni domenica andando a messa.

Quindi, se sicuramente ci sarà stata tanta gente che, come è giusto e sacrosanto che sia, si è sentita toccata dalla performance del Maestro Ezio Bosso, che ha avuto compassione (nel senso più classico del termine) della sua storia, e che è rimasta estasiata dalla melodia della sua musica, ce n’è tanta altra che non dovrebbe esser degna di condividerne le opere e il pensiero giacché queste sono usate solo per lavarsi la coscienza.

Emblematico è stato l’attacco massivo che centinaia di utenti indignati hanno fatto alla celebre pagina satirica Spinoza a suon di “dovreste vergognarvi”, “attaccare un disabile, fate vomitare” e “mi fate schifo”, colpevole di aver scritto:

Ezio Bosso, con ironia, eleganza, e semplicità ha commentato:

Perché se davvero non volete discriminare un disabile allora iniziate ad ascoltarlo, ad apprezzare le cose magnifiche che è in grado di fare così come a criticarlo quando non le condividete; ma, soprattutto, a trattarlo come una persona. Anche dandogli del coglione.

Adrian Veidt

Nato da genitori immigrati negli Stati Uniti, presto rimane orfano ed entra in possesso di una cospicua eredità. A 17 anni, però, devolve tutto in beneficenza, convinto che la sua incredibile intelligenza e forza di volontà, e non le ricchezze, siano tutto ciò di cui ha bisogno per fare strada nella vita.

Ossessionato dalla figura di Alessandro Magno e dai faraoni, Veidt intraprende un viaggio di auto-scoperta sulle tracce del condottiero, attraversando il mar Mediterraneo, l'Asia Minore e la Persia.

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